C’è un momento preciso, nel caos apparente dell’adolescenza, in cui ci si rende conto che la vita non è un binario già tracciato, ma un foglio bianco su cui ogni giorno si può riscrivere il finale usando parole nuove, parole senza rabbia. Questo senso di possibilità e di riscatto è stato il cuore pulsante dell’incontro avvenuto giovedì 23 aprile 2026 presso la Sala Teatro "Massimo Jaboni", dove, per il progetto di ampliamento dell’offerta formativa “La Melone incontra…”, gli studenti della nostra scuola secondaria hanno dialogato con lo scrittore Andrea Franzoso, autore del potente libro "Ero un bullo".
L’evento, nato dalla cura della professoressa Jessica D’Aurea con il supporto della professoressa Stefania Pascucci e grazie alla preziosa collaborazione della dott.ssa Daniela Marino Aimone responsabile delle relazione con il territorio di Roma del Gruppo Feltrinelli, ha coinvolto le classi 1A, 1C, 1E, 2A, 2B, 2C, 2D, 2E, 2H, 3A, 3G della secondaria di primo grado in un viaggio attraverso le pieghe più oscure e luminose dell’animo umano.
L’accoglienza è stata, come di consueto, un tripudio di partecipazione. L’incontro è stato inaugurato dalle parole del Dirigente Scolastico, che ha salutato Franzoso con stima profonda, definendo questa giornata come un "seme piantato nel terreno fertile della nostra comunità". Il Dirigente ha invitato i ragazzi a cogliere l'essenza di questa testimonianza: la comprensione che la responsabilità individuale è la chiave per costruire una cittadinanza consapevole.
Quando Franzoso ha preso la parola, ha aperto per i ragazzi la sua "officina", svelando la genesi di un libro nato da sette mesi di lavoro intenso e di ascolto profondo. Ha raccontato la sfida di ricostruire la storia vera di un ragazzo cresciuto nel contesto difficile della periferia milanese, spiegando come il rispetto per la realtà lo abbia portato a compiere scelte difficili: diverse scene già scritte, infatti, non sono mai entrate nel libro perché non avevano ricevuto il "via libera" da Daniel o dai testimoni dei fatti. Un gesto di umiltà che ha fatto capire agli studenti come la scrittura non sia un atto solitario, ma un patto di lealtà con la vita degli altri.
Il protagonista, Daniel Zaccaro, è diventato per tre ore il compagno di banco invisibile di ognuno di noi. Dagli "scavalli" alle rapine, dal carcere minorile fino al fondo toccato a San Vittore, la sua storia è stata analizzata dagli studenti con una maturità sorprendente. Domanda dopo domanda, i ragazzi hanno scavato nel rapporto tormentato di Daniel con la famiglia, riflettendo sulla figura di un padre violento e assente, le cui ombre hanno pesato come macigni sulla crescita del figlio.
Franzoso ha offerto una chiave di lettura potente: il bullismo spesso non è altro che una maschera, un modo per nascondere insicurezze profonde e vincere la solitudine di chi non sa come stare al mondo. Ha ribaltato il concetto di forza, spiegando che la vera virilità non sta nel prevaricare l'altro, ma nel saper dire "no" al richiamo del branco. Richiamando l'etimologia latina della parola "cattivo" — “captivus”, ovvero prigioniero — lo scrittore ha suggerito che molti ragazzi non sono malvagi, ma "in gabbia", prigionieri di una rabbia che non sanno tradurre e per questo non riescono a trasformarla.
Il punto di svolta, ha sottolineato Franzoso, è stato il recupero delle parole. Daniel si era reso conto che il suo linguaggio limitato gli impediva non solo di comunicare, ma persino di pensare. “Le parole che non ho, come faccio ad impararle?”, chiedeva Daniel a Serafina in uno dei passaggi più forti del libro. La risposta è stata il vero spartiacque del suo destino: “Devi leggere, Daniel. Perché senza le parole, quello che rimane è solo la violenza”.
Il riscatto di Daniel non è avvenuto per magia, ma grazie all'incontro con "adulti credibili": figure come Don Claudio, il brigadiere Stara o la professoressa Fiorella, capaci di restare coerenti e disponibili all’ascolto. La sua trasformazione da rapinatore a educatore è diventata il messaggio più alto della giornata: ogni giorno ci è data l'occasione di compiere una scelta diversa, di scegliere la legalità e l'empatia sopra l'errore, il messaggio che è attivato ai nostri ragazzi è potente “Nessuno è mai perduto”
L’incontro si è concluso con un lungo e caloroso firmacopie. Andrea Franzoso si è concesso con generosità, scambiando sorrisi e strette di mano. I ragazzi hanno saputo ricambiarlo con altrettanta passione: disegni, cartelloni colorati e segnalibri realizzati a mano sono stati donati all’autore, testimonianza tangibile di una lettura che si è fatta riflessione viva.
Questa giornata ci lascia la consapevolezza che gli errori del passato non devono necessariamente segnare il futuro. Grazie ad Andrea Franzoso per averci ricordato che, finché avremo il coraggio di scegliere e la forza delle parole, saremo sempre in tempo per cambiare il finale.
da Webmaster
del lunedì, 27 aprile 2026