C’è una dolcezza antica nel gesto di chi soffia sull’inchiostro fresco per non farlo sbavare, un gesto che appartiene a un tempo lontano ma che giovedì 26 marzo 2026 è tornato a vibrare tra le mura della nostra scuola. Nell’ambito del prestigioso progetto di ampliamento dell’offerta formativa “La Melone incontra…”, la nostra Sala Teatro "Massimo Jaboni" ha aperto le porte a Erri De Luca: non solo uno scrittore tra i più amati al mondo, ma un uomo che porta con sé il peso nobile del lavoro manuale e la leggerezza poetica di chi sa ascoltare il mondo. L'incontro è stato reso possibile grazie alla preziosa collaborazione dei genitori di Azzurra e all'organizzazione instancabile delle professoresse Stefania Pascucci e Luisa Stagno.
L’accoglienza è stata un abbraccio di note: il Coro d’istituto, guidato dalla Maestra Elena D’Elia, ha eseguito "Fantasia" di Ennio Morricone e l’"Inno alla Gioia", regalando un inizio solenne che ha visibilmente emozionato i presenti. L'incontro è stato inaugurato dalle parole appassionate del Dirigente Scolastico, che ha presentato l'ospite con un discorso vibrante, sottolineando l'eccezionalità del momento:
"Oggi abbiamo l’onore di avere qui con noi un ospite che non ha bisogno di presentazioni. Napoletano, scrittore, poeta e giornalista, tra le voci più lette e riconoscibili della narrativa italiana contemporanea. I suoi libri hanno accompagnato generazioni di lettori e hanno spesso dato voce a temi come la memoria, la giustizia, la solidarietà e il rapporto profondo con la natura e con le parole."
Il Dirigente ha poi rivolto lo sguardo al cuore della giornata, il romanzo "I pesci non chiudono gli occhi", definendolo un’opera capace di parlare a ogni età perché mette al centro quel passaggio delicato dall’infanzia a una nuova consapevolezza di sé. Tra gli applausi scroscianti della sala gremita, ha concluso con un ringraziamento profondo:
"Grazie per aver donato alla nostra scuola e ai nostri studenti questo momento prezioso di crescita e di incontro con la letteratura viva, e con chi la crea. Grazie per il tempo che dedicherà ai pensieri e alle curiosità dei nostri ragazzi."
Quando Erri De Luca ha preso la parola, il silenzio si è fatto denso. Ha iniziato portandoci nella sua stanzetta di bambino a Napoli, dove dormiva "sotto i castelli di libri" di suo padre. Ha raccontato di un'infanzia solitaria, dove la lettura non era un dovere, ma un bisogno di silenzio in una città troppo rumorosa: “Me ne stavo rinchiuso nell'infanzia... i libri erano torri, cavalli e fanti di una scacchiera messa in verticale. Di notte entravano nei sogni le polveri di carta.”
Con estrema empatia, ha rievocato la scuola del dopoguerra, quella del pennino e del calamaio, ricordando con tenerezza i compagni più poveri che, non avendo la carta assorbente, soffiavano sulle parole. Un soffio delicato che, per lo scrittore, valeva molto più di quel foglio che schiacciava il pensiero. Ha parlato di una scuola severa, dove non era permesso piangere e dove lui, spesso "fuori tema", ha iniziato a nutrire quella diffidenza verso le istituzioni che lo avrebbe accompagnato a lungo.
Durante il dialogo con gli studenti, suddiviso in due turni per permettere a tutti di abitare questo spazio di ascolto, De Luca ha aperto per i ragazzi la sua "officina dello scrittore", entrando nel vivo della creazione letteraria. I ragazzi hanno scoperto che dietro un libro non c'è solo ispirazione, ma un laboratorio fatto di spirito di sacrificio ed umiltà. Due gli elementi cardine di questa officina:
- La scrittura fisica: De Luca ha raccontato come sia ancora il quaderno a righe il luogo fisico che accoglie i suoi pensieri, scrivendo rannicchiato in posizioni scomode, perché la fatica del corpo rende la scrittura più essenziale, più vera.
- Il valore del tempo: Lo scrittore ha rievocato i suoi vent’anni da operaio, spiegando come la scrittura sia diventata nel tempo la sua felicità, un modo per fissare la memoria e sconfiggere l’oblio.
Al centro del confronto, le domande profonde degli studenti su bullismo, giustizia e amore. De Luca ha spiegato perché ha scelto i dieci anni come età protagonista: è il momento in cui si smette di subire il mondo e si inizia a guardarlo con una lente nuova, smascherando le promesse mancate degli adulti.
Toccante è stata la sua risposta sulla nostalgia: a sorpresa, ha confessato di non voler tornare indietro. L’unico desiderio sarebbe quello di rivedere, anche solo per un istante, quei giorni in cui la tavola era piena e non mancava nessuno dei propri cari. Un momento di pura commozione che ha accorciato ogni distanza tra il "grande autore" e i ragazzi.
Questo intenso incontro si è concluso con una lunga sessione di firme e sguardi. De Luca non ha negato un sorriso o una parola a nessuno, dedicando a ogni studente un istante di autentica attenzione: uno sguardo gentile o una parola rubata davanti all’obiettivo delle foto finali hanno suggellato un dialogo che non ha escluso nessuno.
Questa giornata densa ha lasciato tutta la comunità scolastica con la consapevolezza che, come scrive De Luca, l'amore e la conoscenza ci permettono di "capire tutti i libri da quel momento in poi". Grazie a Erri De Luca per averci ricordato, all'interno del nostro percorso “La Melone incontra…”, che le parole, se soffiate con dolcezza, possono davvero illuminare le tenebre.
da Webmaster
del domenica, 29 marzo 2026